Ligabue Magazine 82

18.00

Anno XLI
1. Semestre – Giugno 2023

La macchina del tempo che ci trasporta in ogni edizione del Ligabue Magazine, in questo numero percorre e celebra i cinquant’anni di vita e di attività della Fondazione Giancarlo Ligabue e i cento anni del Museo di Storia Naturale “Giancarlo Ligabue” di Venezia.
Ci addentreremo in caverne che custodiscono da migliaia di anni esempi straordinari di arte rupestre e conosceremo gli indios Mapuche che da sempre abitano la regione nota come Araucania, all’estremo sud del continente americano. Ci troveremo anche faccia a faccia con i Giganti del Mont’e Prama, enormi statue nuragiche di calcare, per poi perderci negli sguardi “dell’arte e nell’arte” di cinque opere appartenenti alla Collezione Ligabue.

Ti aspettiamo per partire per questo viaggio sensazionale!

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Tutti a bordo! Ligabue Magazine sta salpando gli ormeggi e si appresta a viaggiare sì nello spazio, come nei numeri passati, ma questa volta anche nel tempo, cominciando proprio dal servizio di apertura, che ripercorre i cinquant’anni di vita della Fondazione Giancarlo Ligabue.
L’articolo, firmato da Inti Ligabue, figlio del fondatore e attuale presidente, racconta di quando, nel 1973, fu creato il Centro Studi e Ricerche Ligabue, trasformato in Fondazione nel 2016. Ricorda alcune delle spedizioni più importanti, per esempio quella del 1972-73 nel deserto del Ténéré, nel Niger, che portò alla scoperta di un ricchissimo giacimento di dinosauri fossili. Uno scheletro completo, prelevato durante quella spedizione, è oggi esposto nel Museo di Storia Naturale “Giancarlo Ligabue” che compie cento anni ed è oggetto dell’ultimo articolo di questo numero.

Testo e fotografie di Domingo Milella indagano l’arte rupestre all’interno dello spazio chiuso delle caverne, l’unico luogo davvero buio nell’universo. «Le cose che guardiamo sono quello che ricorderemo. Mi domando spesso in questo tempo digitale di schermi e di solo immagini, cosa sta succedendo alla nostra caverna? Alla nostra mente? Di tutto quello che stiamo trasformando in immagini e merce cosa faremo? Cosa ricorderemo?» si interroga l’autore.

Lo strano caso degli indios Mapuche: è Gabriella Saba a indagare sul popolo dell’estremo sud del continente americano, di quella regione nota come Araucanía che oggi si trova divisa tra Cile e Argentina. Un popolo caparbio, i Mapuche, in grado di resistere a tutti i tentativi di cancellarli, perpetrati prima dall’impero degli Inca, poi dai colonizzatori spagnoli, e quindi dalla dittatura del generale cileno Augusto Pinochet. Gli anni che vanno dal 1973 al 1990 sono stati durissimi per i nativi, ma dalla repressione che li ha colpiti, i Mapuche sono stati in grado di sviluppare una combattività che ha permesso loro di sopravvivere, anche se in condizioni di precarietà economica senza precedenti nella loro storia.

Nel 1974 un contadino di Mont’e Prama, nella Sardegna occidentale, arando il proprio campo ha disseppellito i resti di una statua preistorica, del IX secolo a.C. Stefano Salis ci racconta l’affascinante epopea dei Giganti di Mont’e Prama, le sensazionali statue di calcare rivenute nelle campagne di scavo seguite al quel primo – del tutto fortuito – ritrovamento. Oggi quelle sculture, che rappresentano esseri umani di circa due metri d’altezza, sono esposte parte nel Museo Archeologico di Cagliari e parte nel piccolo museo di Cabras, la cittadina più vicina al luogo dove i resti delle statue sono tornati alla luce. Non appena terminati i lavori di ampliamento e rifacimento dell’edificio di Cabras, i Giganti torneranno tutti assieme nelle loro definitiva sede d’esposizione. Per il momentostanno girando il mondo: uno di loro è ora in mostra al Metropolitan Museum of Art di New York.

Ancora di statue, e in particolare dei loro occhi, si parla nell’articolo di Jacopo Veneziani. L’articolo si intitola “Sguardi” e ci parla degli occhi dell’arte e nell’arte, attraverso cinque opere appartenenti alla Collezione Ligabue, custodite a palazzo Erizzo-Ligabue. Diverse di queste sono volti legati agli apparati cerimoniali delle varie civiltà: dalle maschere sacre per i riti funebri e della fertilità dell’America precolombiana ai bastoni di comando antropomorfi dell’Oceania, una folla di eroi, spiriti, divinità e figure antropomorfe.

Come scriveva lo stesso Giambattista Vico, autore nel 1725 dei “Principi di una scienza nuova”: «Osserviamo tutte le nazioni, quantunque per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, divisamente fondate, custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti».
E infine torniamo a un anniversario al secondo dei compleanni celebrati in questo numero e già ricordati all’inizio. Si tratta del secolo del Museo di Storia Naturale, dal 2019 dedicato a Giancarlo Ligabue. Ne scrive il responsabile dell’istituzione veneziana, Luca Mizzan. Il museo, ufficialmente istituito nel giugno 1923, riuniva in un’unica sede, quella del Fontego dei Turchi, affacciato sul Canal Grande, i reperti naturalistici raccolti dal collezionista Teodoro Correr e quelli scientifici posseduti dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, assieme ad altri reperti etnografici, come quelli portati a Venezia dalle spedizioni africane di Giovanni Miani.

Buona lettura.
Alberto Angela

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